Quando su una cosa ci fai la bocca, te la gusti con la mente e ti viene l’acquolina, così se ti sparisce all’improvviso ci  rimani malissimo. Giovedì scorso sarei dovuto partire per la Cina. Una gara di 50km su pietre e asfalto mi aspettava. Ero stanco, un raffreddore con un forte stato di malessere mi tormenta da settimane e forse avrei dovuto rinunciare, ma mantenere la parola con chi mi aveva invitato valeva di più. Non ultima c’era la voglia di fare un’esperienza del genere e di vedere una grande nazione come la Cina.  Così i giorni prima preparo tutto, il mio itinerario, i bagagli e  la lettera d’invito del delegato allo sport cinese. Prima della partenza ero nervoso per diversi motivi  come il continuo raffreddore e lo stress a causa del lavoro.  La paura di non riuscire a fare bene quella gara era tanta. E’ stato per me un grande onore essere invitato dall’altra parte del mondo e sentivo mio dovere dare il meglio di me. Un mio carissimo amico mi ha accompagnato in aeroporto, la giornata sembrava andare per il meglio e lo stress dei giorni prima sfumato.  Stavo partendo per una gara ma anche per una gita di piacere. Finalmente mi sentivo bene. Al check però avverto subito che c’era qualcosa che non andava, mi chiedono il visto. Non capisco, cado dalle nuvole, faccio vedere la mia lettera di invito, per un attimo mi sembra possa bastare, poi capisco che è tutto inutile. Per fortuna con me c’è Paola che parla un po’ d’inglese mentre io nonostante tutti i miei viaggi so dire solo hello (grrrr!!!)! Contattiamo tramite email chi ci ha invitato ma nulla, anche loro sembrano perplessi che noi siamo andati in aeroporto senza visto.  Ultimamente non sto benissimo, mi sento come Paperino faccio continuamente errori e questo è l’ennesimo errore che faccio. Mi sento in colpa, ho fatto spendere dei soldi per dei biglietti che non posso utilizzare!!! Vorrei sprofondare e sparire! Lo stress mi raggiunge di nuovo, comincio a sentirmi male. La mia disorganizzazione mi porta a fare sempre errori. Cerchiamo di trovare altre soluzioni per partire ma non ci riusciamo. Mi sento sconclusionato e avvilito. Torno mestamente a casa, mi infilo sotto le coperte e dormo. L’indomani cerco di farmi forza telefono all’amico Traini che organizza la bellissima gara di Controguerra. Resterei volentieri a casa anche perché il raffreddore mi da molto fastidio e continuo a starnutire e ad avere freddo, mi sento debilitato. Con la gara di Controguerra avevo preso un impegno, ma poi era subentrata la Cina, allora ho parlato con Traini che ha capito la mia esigenza. Ora che non andavo più in Cina era giusto avvisarlo. Da grande persona che è mi ha capito ancora una volta e così sabato sono partito per l’Abruzzo. Una grande gara che avevo avuto l’occasione di correre diversi anni fa, ma purtroppo non ricordo quanti… Che rabbia non ricordarmi le cose! Ancora una volta me la prendo con me e con la mia memoria! Prima della partenza mi cominciano a venire dei dubbi. Non avevo più corso da giovedì, prima della gara mi dicevo, non ce la posso fare, meglio affrontare la gara con calma.  Poi il via della gara, i “buoni” propositi dimenticati e avanti a tutta! Dopo pochi metri però non mi riconosco più, gambe dure e fiatone mai sentito prima. Ce la metto tutta ma tantissimi atleti mi staccano. Mi conto diciassettesimo, poi sorpasso un atleta. Penso che non posso farcela, ma poi mi ripeto: penso positivo finché son vivo e perché son vivo; sorrido e vado avanti. A quel punto mi giro, dietro  non c’è nessuno, davanti sono lontanissimi. Cerco di tenere e controllare ma dopo poco vedo sopraggiungere altri atleti. So bene che arrivare diciottesimo o ventesimo non mi cambia nulla ma non è nel mio carattere perdere una posizione così, quindi provo a spingere come posso. Al giro di boa vedo un ragazzo che tempo fa era stato squalificato per doping, la squalifica è finita quindi non c’è problema ora può correre, ma il mio pensiero corre velocemente ad un personaggio che dopo una squalifica di due anni è rientrato, non si è mai scusato e come non bastasse adesso vorrebbe farci credere che era pulito solo perché una sentenza dice che non è possibile dimostrare che è stato lui a prendersi l’epo. Scusate ma che possano averla messa a sua insaputa permettetemi ma non ci credo. Una persona che invece di mandarmi la sentenza, si permette di prendermi in giro scrivendomi email di ringraziamento senza dirmi nulla di concreto, e  che ce l’ha con me solo perché cerco pulizia, per me non è una persona sana, ma di gente “malata” ce ne è tanta e non mi va di perderci ancora tempo, quindi gli faccio una bella pernacchia, rido e mi concentro sulla gara. Il percorso è duro, almeno per me che in questo momento non sto un granché, ma è anche molto bello: prati e vigneti rallegrano la mia vista. Un atleta che mi stava per raggiungere mi porta ad aumentare l’andatura, riesco a staccarlo ma poco dopo mi raggiunge Doriano che è anche un amico. Provo a stare con lui ma non ci riesco, provo a non mollare, ormai manca solo poco più di un km alla fine. Sopraggiunge un terzo atleta e come dice il detto, tra i due litiganti il terzo gode! Cosi da dietro siamo superati entrambi, io spingo a più non posso sento indurirsi le braccia e la mia mente vola alle sensazioni che avevo quando ho corso i 1500 metri (acido lattico sul tutto il corpo). Insisto riesco a riprendere Doriano e taglio il traguardo felice di aver dato il massimo! Il dopo gara è sempre bello, si parla con gli amici, ci si confronta e ci si ristora. E’ una festa, incontro alcuni miei compagni di nazionale e con loro faccio un ottimo pranzo. Arrivo a casa non troppo tardi e mi metto a letto, voglio guarire e recuperare. Per qualche giorno non lavorerò e non correrò, voglio stare bene e correre stando bene e godendomi ogni singolo passo! Buona corsa a tutti i corridori, anzi solo a quelli onesti! ;-)

2 thoughts on “Cina – Controguerra : 8 novembre 2015

  1. Re Giorgio che dice di aver paura di nin farcela perché nn corre da giovedì. .mi rincuora!..i suoi pensieri..prima durante e dopo una gara sono quelli dei runners. ..vai Giorgio!! Ti seguo sempre. .

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